L’assunzione di cibi integrali è una moda si o no?

 

L’assunzione di cibi integrali non deve essere considerata una moda ma piuttosto una scelta di salute. Vediamo perché.

Nel corso degli anni molte sono le mode alimentari che si sono susseguite, visto il forte legame che esiste tra l’alimentazione e un buono stato di salute. Queste “mode”, però, non sono del tutto salutari anzi, spesso, sono deleterie per il nostro organismo; pensiamo ad esempio alle diete iperproteiche, le quali si basano sull’assunzione quasi esclusiva di proteine, con una riduzione drastica dei carboidrati, necessari per un buon funzionamento dell’organismo stesso; l’eliminazione dei carboidrati porta l’organismo a ricavare energia non più dal nostro grasso, ma dalle proteine, una situazione innaturale! Tale processo determina la formazione dei corpi chetonici, i substrati energetici cerebrali che con il tempo danno vita ad una situazione di chetosi, anch’essa una situazione innaturale.

Negli ultimi anni la commercializzazione dei prodotti integrali è molto aumentata, infatti in tutti i supermercati è possibile ormai trovare qualunque tipo di prodotto integrale, a differenza di qualche anno fa in cui era molto più raro trovare questi alimenti. A differenza di una dieta che prevede l’assunzione di elevate quantità di proteine, una dieta ricca in carboidrati integrali apporta numerosi benefici al nostro organismo, per cui non può essere considerata una moda ma piuttosto una scelta di salute che deve essere una parte integrante del nostro stile di vita.

L’IMPORTANZA DELLA FIBRA

Un prodotto alimentare viene definito integrale quando la sua composizione non subisce alcun tipo di alterazione. Queste alterazioni sono dovute principalmente al processo di raffinazione che elimina la crusca e il germe, le parti più importanti, dal punto di vista alimentare, dei cereali. La cariosside del cereale è costituita essenzialmente da una parte esterna, definita crusca, ricca di fibra e sali minerali; una parte interna, definita endosperma, ricca di amido, e il germe, che ha un elevato tenore in proteine e lipidi.

Da studi antropologici sulle abitudini alimentari delle società dei cacciatori- raccoglitori è emersa la presenza di una quantità molto elevata di fibra nella dieta primitiva. Nel corso degli anni, però, il consumo di fibra è diminuito notevolmente e nei paesi industrializzati si sono raggiunti livelli di assunzione molto bassi; con l’avvento del processo di raffinazione, infatti, è stata ridotta l’introduzione di cibi integrali mentre è aumentata l’assunzione di cibi raffinati.

Uno dei primi studi scientifici sulla fibra risale agli anni ‘70 quando alcuni studiosi (Burkitt e collaboratori) osservarono che nelle popolazioni rurali africane l’incidenza di patologie quali il diabete, le coronaropatie, la calcolosi biliare, la diverticolosi, l’appendicite, l’ernia iatale, le emorroidi, le vene varicose, la costipazione e il cancro al colon erano molto meno frequenti rispetto ai paesi industrializzati. Questo perché l’alimentazione in queste popolazioni era particolarmente ricca di alimenti non raffinati rispetto al mondo occidentale.

Successivamente a questo molti altri studi hanno chiarito gli effetti benefici della fibra sul nostro organismo.

La fibra è definita come la frazione degli alimenti vegetali resistente all’idrolisi degli enzimi digestivi. Essa svolge importanti funzioni all’interno del nostro organismo: grazie alla capacità di assorbire acqua determina un aumento del volume del bolo permettendo così di raggiungere un precoce senso di sazietà e di conseguenza previene l’iperalimentazione; riequilibra la flora batterica intestinale; rende il contenuto intestinale morbido; accelera il transito intestinale, prevenendo la stipsi; interagisce con i meccanismi di digestione e assorbimento dei nutrienti; ha un’azione disintossicante in quanto il transito accelerato diminuisce il tempo di contatto delle sostanze tossiche, che potrebbero essere presenti nell’alimento, con le mucose; modula l’assorbimento dei nutrienti e i processi metabolici, è coinvolta, in particolare, nel metabolismo del glucosio in quanto evita i picchi glicemici ed insulinemici.

Nonostante l’importanza di questi alimenti, in commercio è difficile trovare prodotti 100% integrali. È molto importante, quindi, non considerare solo quello che viene riportato in maniera evidente sulla confezione, che spesso serve solo ad attirare l’attenzione del consumatore, ma è molto importare controllare sempre l’etichetta ed acquistare alimenti contenenti una percentuale di integrale almeno pari al 51%.

Dott. Francesco Garritano

Responsabile dello Studio Nutrilab

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