La curcuma e le malattie autoimmuni: si può o non si può usare?

La spezia coinvolta nella regolazione del sistema immunitario: la curcuma

La curcumina che cos’è?

 

La curcumina è un pigmento dalla tipica colorazione giallo-arancio estratto dalla pianta della Curcuma, una radice molto spesso utilizzata in cucina, soprattutto sotto forma di curry. Appartiene alla classe dei curcuminoidi, costituita da polifenoli che svolgono azione antiossidante, antitumorale ed antinfiammatoria. Proprio per questa sua ultima azione è stata studiata per il trattamento di diverse patologie infiammatorie, come le malattie autoimmuni, anche se i pareri sono discordanti in quanto c’è chi dice che non si può usare, chi invece la consiglia ai soggetti affetti da patologie autoimmuni.

Lo studio che ha fatto chiarezza.

Uno studio pubblicato su International Immunopharmacology a maggio del 2017 ha sottolineato l’importanza dell’utilizzo della curcumina nelle patologie autoimmuni spiegando il suo meccanismo d’azione. È stato visto come questa sia un potente immunomodulatore, che regola l’attivazione delle cellule immunitarie, in particolare dei linfociti Th17, una linea cellulare dei linfociti T CD4+ che svolge un ruolo cruciale nella patogenesi delle malattie autoimmuni. Il trattamento con curcumina ha ridotto la produzione di citochine infiammatorie come l’IL-6 e l’IL-23 da cellule dendritiche, ha provocato una drastica riduzione della proliferazione di linfociti T CD4+ ed una ridotta espressione del fenotipo Th17 e delle relative citochine infiammatorie (IL-17A e RORyt), inibendone, quindi, la loro differenziazione ed il loro sviluppo. Questo meccanismo è mediato dall’aumento dell’espressione del recettore metabotropico del glutammato di tipo 4 (mGluR4), che è espresso in molti tipi di cellule immunitarie e che media l’immunità adattativa, mettendo in equilibrio la differenziazione dei linfociti T nel fenotipo Th17; la curcumina, aumentando l’mGluR4 contribuisce al meccanismo di inibizione della differenziazione dei linfociti Th17.

 

Per chi, invece, non è consigliabile l’uso della curcumina?

 

Le persone che hanno problemi di calcoli alla cistifellea o nei dotti ad essa collegati, dovrebbero stare attenti all’assunzione della curcuma, in quanto questa favorisce la contrazione della cistifellea e, quindi, il rilascio della bile, che potrebbe creare forti dolori. Se, invece, i calcoli non sono presenti, la curcumina sembra essere protettiva nei confronti del fegato e sembra prevenire la loro formazione, poiché favorisce lo svuotamento regolare della cistifellea, impedendo il ristagno di bile. Questa sua azione ha due effetti positivi: il primo è prevenire la deposizione di calcoli alla cistifellea, mentre il secondo è la prevenzione di tumori.

 

Curcumina si, curcumina no?

 

Importante è valutare anche in questo caso l’individualità: non si può considerare lo studio valido per tutti coloro i quali soffrono di patologie autoimmuni, ma si può provare ad assumere la curcumina per verificarne gli effetti benefici, escludendo ovviamente i soggetti citati sopra. Attenzione però al consumo della curcuma insieme al pepe! Il pepe nero incrementa significativamente l’assorbimento della curcuma fino a 2000%, per cui quando si utilizza anche il pepe è bene non eccedere con troppa curcuma, per non raggiungere una dose tossica ed elevata di curcumina.

 

Riferimenti bibliografici:

  • Curcumin inhibiting Th17 cell differentiation by regulating the metabotropic glutamate receptor-4 expression on dendritic cells. Zhao G. et al. Int Immunopharmacol. 2017 May;46:80-86
  • The effect of curcumin and placebo on human gall-bladder function: an ultrasound study. Rasiyd A. et al. Aliment Pharmacol Ther. 1999 Feb;13(2):245-9.

 

Dott. Francesco Garritano

Responsabile dello Studio Nutrilab

 

 

 

 

 

 

 

 

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Articolo interessante!!! Si può eventualmente anche mangiare durante il giorno qualche pezzettino di radice di curcuma fresca???

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