Quali sono gli effetti collaterali degli inibitori della pompa protonica

Francesco Garritano
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effetti collaterali degli inibitori di pompa protonica

 

Inibitori di pompa protonica. Come agiscono e quali sono gli effetti collaterali

Gli inibitori di pompa protonica sono farmaci sviluppati per il trattamento di disturbi gastrici, ma hanno innumerevoli effetti collaterali se utilizzati per un periodo di tempo prolungato.

La secrezione acida dello stomaco è garantita da una molecola chiamata pompa H/K ATPasi, posta sulle cellule parietali dello stomaco, che scambia ioni H con ioni K. Quando l’idrogeno, dalla membrana apicale, fuoriesce dalle cellule parietali, si instaura in queste cellule un eccesso di ione bicarbonato, il quale fuoriesce dalla regione basolaterale della cellula. La proteina che media la fuoriuscita di ione bicarbonato trasporta  all’interno della cellula. Successivamente il Cloro lascia la cellula parietale determinando all’interno dello stomaco la formazione di HCl.

Gli inibitori di pompa protonica (PPI) riducono la produzione giornaliera di acido dall’80 al 95%. Tra gli antiacidi disponibili in commercio vi sono l’omeprazolo, il pantoprazolo, il lansoprazolo, l’esomeprazolo. Gli inibitori di pompa protonica sono dei profarmaci che vengono attivati in ambiente acido. Dopo essere stati assorbiti i profarmaci diffondono nelle cellule parietali gastriche e si accumulano nell’ambiente acido dei canalicoli secretori dove vengono attivati. La forma attiva a questo punto si lega covalentemente ai gruppi sulfidrilici della cisteina dell’ ATPasi, inattivando la pompa protonica irreversibilmente per 24-48 ore.

Questi farmaci sono efficaci nel trattamento di eventi acuti come ad esempio l’acidità gastrica, ma, se utilizzati per un periodo prolungato, hanno diversi effetti collaterali.

L’acidità gastrica è un elemento importante sia per l’attivazione di enzimi deputati alla digestione delle proteine ma anche per impedire la diffusione di microrganismi patogeni eventualmente presenti nell’alimento, per cui, l’utilizzo di questi farmaci determina in primo luogo una mancata digestione degli alimenti che giungono all’intestino ancora intatti determinando infiammazione da cibo, in secondo luogo, essendo stato basificato l’ambiente gastrico, i microrganismi patogeni non vengono neutralizzati.

Tra gli effetti indesiderati comuni vi sono: mal di testa; effetti sullo stomaco e sull’intestino come diarrea, dolore di stomaco, stitichezza e flatulenza; sensazione di malessere (nausea) o stato di malessere (vomito). Ma non sono gli unici, vi sono anche infatti effetti collaterali ben più gravi quali disturbi del sonno, alterazioni delle analisi del sangue relative alla funzionalità epatica, disturbi del sangue come diminuzione dei globuli bianchi o delle piastrine, reazioni allergiche, talvolta molto gravi, bassi livelli di sodio nel sangue, problemi visivi come visione offuscata, broncospasmo, infiammazione dell’intestino, gravi problemi renali, alterazioni del conteggio delle cellule ematiche, compresa agranulocitosi, allucinazioni, gravi disturbi del fegato che possono causare una insufficienza epatica ed improvvisa comparsa di eruzione cutanea grave.

L’uso per un tempo prolungato degli inibitori di pompa protonica può portare addirittura a frattura  causata da un malassorbimento di calcio conseguente alla ridotta acidità gastrica essenziale per il rilascio di calcio ionizzato dai sali di calcio (Yu-Xiao Yang, James D. Lewis, Solomon Epstein, David C. Metz. Long-term Proton Pump Inhibitor Therapy and Risk of Hip Fracture, JAMA, December 27, 2006—Vol 296, No. 24) e a carenze nutrizionali (vitamina B12, magnesio e ferro).

Inoltre, è stato visto che gli inibitori di pompa protonica determinano ipergastrinemia prolungata (eccesso di gastrina nel sangue) e ipocloridria (riduzione del contenuto di acido cloridrico nel succo gastrico). Con l’ipergastrinemia prolungata potrebbe verificarsi l’iperplasia delle cellule ECL (Enterocromaffine-Like), in particolare nelle persone con infezione da H. Pylori .

Infatti uno studio pubblicato su Pubmed (Gastric carcinoids after long-term use of a proton pump inhibitor. C. S. Jianu, R. Fossmark, T. Viset, G. Qvigstad, Ø. Sørdal, R. Mårvik§ & H. L. Waldum. Aliment Pharmacol Ther 2012; 36: 644–649) ha evidenziato una correlazione tra inibitori di pompa protonica e sviluppo di tumore gastrico che coinvolge le cellule ECL. Le cellule ECL sono le cellule neuroendocrine maggiormente presenti a livello gastrico deputate alla produzione di istamina. Le cellule ECL sono strettamente connesse alle cellule parietali che producono acido cloridrico. La gastrina interagendo con il recettore CCK2 stimola il rilascio di istamina dalle cellule ECL. L’istamina, successivamente, stimola le cellule parietali a produrre acido cloridrico. Pazienti trattati con PPI sviluppano ipergastrinemia secondaria e le cellule ECL vanno incontro ad iperplasia. L’iperplasia della cellula ECL porta alla secrezione acida di rimbalzo nonché a neoplasia delle cellule ECL. In questo studio vengono descritti i carcinoidi gastrici in due pazienti che hanno utilizzato per 10 anni i protettori gastrici. In questi pazienti i livelli di gastrina sierica sono ritornati normali dopo sospensione della terapia con gli inibitori di pompa protonica. Inoltre nei roditori si è visto che l’utilizzo cronico degli PPI e l’enzima bloccante l’istamina (bloccante H-2) possono indurre tumori derivanti dalle cellule ECL con malignità variabile. Da questo si evince che potrebbe esserci una correlazione tra uso di inibitori di pompa protonica e rischio di tumore per cui bisogna prestare molta attenzione all’uso di questi farmaci perché più che protettori sembrano essere dei veri e propri aggressori.

 

Dott. Francesco Garritano

Responsabile dello Studio Nutrilab

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