Sport: dieta ipocalorica o dieta di segnale?

Il movimento e l’azione sono due parole chiave nel mondo dello sport e niente, quindi, come la massa muscolare, è tanto importante da dover essere tutelata in un atleta!

E allora, che succede se l’atleta ha bisogno di perdere peso per le necessità richieste dallo sport che pratica o semplicemente per migliorare la sua forma fisica?

Succede da sempre che gli viene somministrata una semplice dieta ipocalorica con lo scopo di far perdere peso in poco tempo e raggiungere, così, l’obiettivo preposto.

La dieta ipocalorica però, provoca danni non indifferenti all’organismo dello sportivo perché sì, permette di diminuire il peso, ma spesso si tratta di una perdita di massa magra che risulta, invece, fondamentale per le prestazioni e per la salute psico-fisica dell’atleta.

Le diete ipocaloriche sono, ahimè le più diffuse, perché propongono una soluzione rapida ma spesso fallimentare, che è la restrizione calorica, che non soddisfa il fabbisogno energetico del soggetto ma provoca, al contrario, vari danni a livello psicologico, tiroideo, ormonale e muscolare, per non parlare della riacquisizione del peso, perso in un primo momento.

La riduzione di ingestione alimentare non è la corretta via per la diminuzione di peso che risulta invece, ideale quando viene perso in termini di sola massa grassa mantenendo inalterata la massa magra.

La massa magra di cui è formato il nostro corpo è fondamentale nel periodo di dimagrimento perché contribuisce a mantenere il metabolismo basale, il controllo glicemico e l’ossidazione dei lipidi. Il tessuto muscolare, rappresentando il 40% del peso corporeo, in quanto tessuto più esteso, compone la maggioranza della massa magra di un corpo umano. Per questo motivo, il suo mantenimento o l’accrescimento richiede una spesa energetica notevole, soprattutto nel caso degli sportivi, e risulta fondamentale dal momento in cui è fortemente correlato con il metabolismo: preservare la massa muscolare è, infatti una buona precauzione per l’obesità.

Nello sportivo perdere massa muscolare, in seguito una restrizione dietetica, significa anche maggior rischio di infortuni e riduzione qualitativa delle performance sportive, per questo si tende, in associazione con la restrizione calorica, ad aumentare l’apporto proteico rispetto al normale. Questo perché gli atleti, possedendo una massa grassa, generalmente ridotta sotto terapia dietetica ipocalorica, necessitano di un apporto proteico elevato in quanto non hanno sufficiente massa grassa che protegga la perdita di massa magra. L’apporto proteico nelle diete ipocaloriche è allora, necessario per permetter di risparmiare massa magra, preservare il metabolismo e evitare un eccessivo aumento del grasso.

Con la perdita di massa magra, infatti, si altera il metabolismo basale, che vede ridursi anche con l’ipocaloricità: questa riduzione comporta, poi, una riduzione in velocità nella perdita di grasso proprio per un mal funzionamento del metabolismo basale.

Queste sono tutte le ragioni che ci portano dritti a valutare negativamente il BMI o l’IMC (Indice di Massa Corporea), quel metodo basato solo su peso e altezza che stima una situazione di normopeso, obesità o sottopeso, ma senza tener minimamente conto di massa grassa, massa magra e quindi, di massa muscolare.

E da qui la critica alle diete ipocaloriche che dovrebbero lasciar posto a nuove terapie dietetiche rappresentate dalle diete di segnale.

La dieta di uno sportivo, considerato la notevole spesa energetica, deve soddisfare innanzitutto, il suo fabbisogno energetico e poi, la sua massa muscolare e quindi, il suo fabbisogno proteico senza tralasciare tutti gli altri nutrienti che prendono parte di una dieta variata.

La soddisfazione della richiesta energetica e proteica ha un effetto positivo a livello centrale, in particolare sull’ipotalamo attivando la secrezione della leptina, un ormone anoressizzante che a sua volta attiva gli assi ipotalamici di tiroide, muscoli, ormoni sessuali e surrene.

Nasce allora, la dieta di segnale che si preoccupa di fornire allo sportivo una dieta che mantenga la sua massa magra e preservi il suo tono muscolare e che lo faccia stare bene psicologicamente, proprio per l’azione a livello centrale.

Il protagonista della dieta di segnale è la leptina che regola le modalità di accumulo e consumo dell’ipotalamo. Un buon funzionamento a questo livello permette all’ipotalamo di decidere di “consumare” piuttosto che ”accumulare”, come accade, invece, dopo periodi di digiuno o restrizione calorica.

La leptina è prodotta, soprattutto, dal tessuto adiposo e va a segnalare all’ipotalamo di inibire l’introito alimentare: per questo motivo è simbolo di un’attivazione metabolica non indifferente.

Rispetto alle diete ipocaloriche, la perdita di peso è meno evidente a parità di tempo, dovuta a un contemporaneo aumento di massa muscolare, dato proprio dall’attivazione, a livello ipotalamico, dell’asse metabolico muscolare attivato dalla stessa leptina.

La dieta di segnale è, quindi, completa e lavora a più livelli metabolici in modo sinergico perciò, un atleta, che si approccia a questo tipo di dieta, non si ritrova a seguire un piano alimentare con un ridotto apporto di cibo che tra l’altro lo rende nervoso, demuscolato e poco sano, ma si approccia a un nuovo stile di vita.

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Dott. Francesco Garritano

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