È utile sottoporsi al Test delle intolleranze quando si soffre di una patologia autoimmune?

 La citochina BAFF coinvolta anche nella patogenesi delle malattie autoimmun

Cosa sono le malattie autoimmuni?

Se dopo aver fatto le analisi i valori di alcuni anticorpi sono elevati e la diagnosi che ci viene fatta è quella di una malattia autoimmune, allora non bisogna spaventarsi ma prendere subito dei provvedimenti.

Le malattie autoimmuni sono delle patologie che si generano a causa di un’anormale reazione immunitaria diretta contro organi e tessuti del nostro organismo, infatti, il sistema immunitario piuttosto che proteggerci dagli attacchi esterni potenzialmente dannosi, aggredisce le proprie cellule poiché le scambia per agenti esterni pericolosi e, quindi, li attacca.

Le patologie autoimmuni sono diverse, ognuna delle quali ha alla base questo meccanismo, anche se i sintomi e le conseguenze variano in base al tipo di malattia; infatti, fra quelle più note possiamo elencare il diabete di tipo 1, la tiroidite, il morbo di Crohn, l’artrite reumatoide e la sclerosi multipla, ma ne esistono anche altre meno diffuse.

Quali sono le cause?

I fattori che possono causare l’insorgenza di queste patologie sono sia genetici che ambientali, per cui l’insorgenza della malattia può essere determinata sia dal nostro corredo cromosomico, che dal modo in cui ci alimentiamo e dagli agenti dannosi a cui siamo esposti.

Fra i fattori ambientali possiamo citare l’alimentazione e l’infiammazione da cibo, che si manifesta con un incremento della citochina infiammatoria BAFF (B-Cell Activating Factor) o Fattore attivante i linfociti B; a dimostrarlo è stata una ricerca pubblicata nel 2017 dalla rivista scientifica New England Journal of Medicine, che ha messo in relazione i livelli di BAFF elevati come conseguenza delle alterazioni cromosomiche che si presentano nel caso di patologie autoimmuni.

Lo studio.

Lo studio ha messo a confronto dati svedesi, britannici e spagnoli con quelli della Sardegna, poiché si tratta di una regione in cui si ha un’alta prevalenza di malattie autoimmuni. Sono state mappate centinaia di regioni di suscettibilità nel genoma, per individuare quelle corrispondenti all’insorgenza di malattie autoimmuni; in particolare, è stata verificato il coinvolgimento del gene TNFSF13B nell’insorgenza della sclerosi multipla e del lupus eritematoso sistemico, altra patologia di tipo autoimmune. Inoltre, è stata scoperta una variante del gene TNSFF13B che codifica per la citochina BAFF e che, in seguito ad una sua alterazione genetica, causa un’elevata produzione di BAFF; quindi, le due patologie autoimmuni dette sopra sono correlate ad un gene in particolare (TNFSF13B) che, se alterato, provoca un incremento della citochina BAFF, predisponendo l’individuo ad una malattia di tipo autoimmunitario.

Ma, aspetto importante della ricerca, è stata la non totale dipendenza dell’elevata presenza di BAFF dalle alterazioni cromosomiche, che si realizza tramite questo meccanismo genetico solo per il 24-27%. Quindi, se gli incrementi di BAFF nel caso delle malattie autoimmuni non dipendono completamente dalla componente genetica, quali sono le altre cause che possono aumentarne i livelli?

L’infiammazione da cibo.

La risposta è l’infiammazione da cibo. Scegliere di consumare giornalmente sempre gli stessi cibi provoca il raggiungimento di un valore soglia, che si manifesta con la comparsa delle intolleranze alimentari. Poiché nel caso di malattie autoimmuni l’infiammazione deve essere ridotta, è consigliabile sottoporsi dapprima ad un test, chiamato Recaller (che eseguo anche nel mio studio), per confermare quali alimenti possono indurre un incremento del BAFF, creando poi una dieta di rotazione dei cibi a cui siamo intolleranti per spegnere l’infiammazione. Controllando tramite l’alimentazione il BAFF anche nelle persone che hanno la variante genetica predisponente si può aiutare a ridurre gli effetti delle patologie autoimmuni.

 

Riferimenti bibliografici:

  • Overexpression of the Cytokine BAFF and Autoimmunity Risk. Steri M. et al. N Engl J Med. 2017 Apr 27;376(17):1615-1626.

 

Dott. Francesco Garritano

Responsabile dello Studio Nutrilab

 

 

 

 

 

 

 

 

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