Non si può fare si tutta l’erba un fascio: il concetto di individualità in ambito clinico

Valutare l’individualità in un soggetto è il primo passo per raggiungere l’obiettivo!

Se cerchiamo la parola “Individualità” sul dizionario, il significato è “condizione di ciò che è singolo”; in questo articolo vorrei soffermarmi proprio su questa parola e sull’utilizzo che se ne fa in ambito clinico.

Individualità nell’acronimo GIFT

Faccio parte da molti anni della rete dei medici di segnale, che portano avanti i principi della dieta GIFT ed è proprio in questo acronimo che si nasconde la parola INDIVIDUALITA’, al posto della I, perché ogni soggetto deve essere considerato nel proprio contesto sociale, in base alle sue abitudini di vita, ai suoi gusti, senza fare di tutta l’erba un fascio.

Questo concetto si può applicare in clinica sia di fronte a persone che si rivolgono a me per dimagrire e riacquistare il proprio benessere psicofisico, sia di fronte a persone che soffrono di determinate patologie da trattare tramite l’alimentazione e l’integrazione. Il paziente, durante il primo colloquio, esterna il suo carattere, le sue perplessità, i suoi dubbi, ma mette in chiaro anche i suoi gusti e ciò che vorrebbe o non vorrebbe fare; quindi, è importante assecondarlo per ciò che si può, affinché il cambiamento possa essere più duraturo possibile, senza consigliare delle pratiche standard che non rispecchiano la persona, la quale sicuramente abbandonerà il percorso.

Individualità nelle patologie.

L’individualità, però, non va soltanto valutata nel soggetto che vuole perdere chili di massa grassa in eccesso, ma anche in chi soffre di patologie; esistono dei protocolli standard o che si creano approfondendo un argomento (come accade nel mio studio, insieme al mio team, per creare un protocollo sulle malattie autoimmuni), basati su studi scientifici che hanno dimostrato degli effetti positivi o negativi di definiti alimenti o nutrienti in una determinata patologia.

Ma siamo tutti uguali? Ognuno di noi è caratterizzato da un corredo cromosomico, che può subire delle mutazioni o delle alterazioni, ognuno ha una determinata reattività ad un alimento piuttosto che ad un altro, quindi il protocollo così com’è non può essere applicato, ma va modificato in base alla persona che abbiamo di fronte.

Come valutare l’individualità?

Per valutare le caratteristiche individuali di un soggetto, non basta guardarsi allo specchio o pesarsi sulla bilancia (pratica poco utile), ma bisogna approfondire ogni problematica sottoponendosi ad alcuni esami: esami del sangue, ecografie, colonscopie, gastroscopie o tecniche più semplici e meno invasive come il test delle intolleranze (Recaller test), che valuta il grado di infiammazione da cibo e le categorie di alimenti che infiammano il corpo individuandone la sensibilità personale; altri test in grado di valutare la presenza di alterazioni fisiologiche possono essere il breath test per l’Helicobacter Pylori, altri test effettuati sul respiro per valutare la permeabilità intestinale, l’intolleranza al fruttosio, la SIBO, il malassorbimento tramite i breath test al glucosio, al fruttosio, al sorbitolo, al lattulosio, oppure test effettuabili sui capelli, come il mineralogramma, in grado di valutare carenze o eccessi di minerali essenziali e non per l’organismo.

Esempi pratici.

Sottoporsi a questo tipo di test è importantissimo, sia per conoscere meglio il proprio organismo, sia per non sbagliare nel trattamento dietoterapico. Ad esempio, utilizzare la curcuma o utilizzare degli integratori di curcumina nelle patologie autoimmuni, in particolare in caso di Tiroidite di Hashimoto, è utile in quanto regola il sistema immunitario, bloccando la proliferazione di alcuni linfociti coinvolti nel processo di distruzione della ghiandola tiroidea; bisogna porre attenzione però ai soggetti che, pur soffrendo di patologie autoimmuni, presentano dei calcoli alla colecisti, perché la curcumina potrebbe creare forti dolori, in quanto questa favorisce la contrazione della cistifellea e, quindi, il rilascio della bile.

L’individualità, dunque, è il primo aspetto da valutare quando si consiglia un percorso dietoterapico e, per lavorare meglio si dovrebbe avere del buon materiale diagnostico in grado di fornirci un quadro generale sulla persona; alcuni test sono anche effettuabili nel mio studio, in modo da ridurre i tempi di attesa per avere il proprio piano alimentare.

Dott. Francesco Garritano

Responsabile dello Studio Nutrilab

 

 

 

 

 

 

 

 

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